Certamente avrete visto le fotografie. Fotografie di centinaia di mongolfiere che si librano nell’aria, sullo sfondo di un paesaggio aspro e brullo. Fotografie, se non emozionanti, almeno sorprendenti.
Un viaggio in mongolfiera non è esperienza comune. Parecchi di quanti leggeranno questo articolo, probabilmente, non hanno mai vissuto questa situazione. E sì che di escursioni mozzafiato in mongolfiera, nel mondo, se ne contano dozzine (*). Qua parliamo della meta forse più spettacolare fra tutte, la Cappadocia.
La Cappadocia non esiste come regione amministrativa né geografica; è un riferimento più storico e culturale che geopolitico. Si trova nel cuore della Turchia, a quasi 800 chilometri da Istanbul, 350 da Ankara e altrettanti dal mare più vicino che è a Mersin, sul Mediterraneo, di fronte all’isola di Cipro e a due passi dalla cittadina di Tarso, patria dell’apostolo Paolo.
Siamo in un fazzoletto di terra di forma più o meno quadrata per 70 chilometri di lato, abitato da circa un milione di persone attraverso un gran numero di piccoli insediamenti ad alta densità abitativa (oltre 200 abitanti per chilometro quadrato), le cui città più rilevanti sono Göreme, Ürgüp, Kayseri (l’antica Cesarea) e Nevşehir (queste ultime due hanno un piccolo aeroporto).
Circa dieci milioni di anni fa, a seguito dei grandi movimenti oro-geologici che avevano portato alla formazione della catena montuosa del Tauro, tre grandi vulcani, l’Hasan, il Melendiz Daglari e l’Erciyes Dagi (il più grande, poco meno di 4mila metri di altezza) iniziarono un periodo di eruzioni, durato millenni. Le eruzioni, in successione, colmarono la pianura di cenere e magma e quando il periodo eruttivo si arrestò incominciò l’azione erosiva di acqua e vento, unita a devastanti terremoti capaci di scavare in poche ore canyon larghi centinaia di metri.
I “camini delle fate” rappresentano il risultato di questa erosione: le rocce scure che sormontano coni tufacei di colore più chiaro rendono oggi evidenti quelli che dovettero essere – milioni di anni fa – gli strati, con differenti materiali e consistenze, delle eruzioni. Non solo: la malleabilità del terreno ha suggerito e facilitato lo scavo di abitazioni e chiese rupestri e persino di vere e proprie città sotterranee, insediamenti nei quali gli abitanti della zona (che è un importante snodo commerciale: si trova infatti proprio lungo l’antica “via della seta”) hanno vissuto per periodi più o meno lunghi, ora per difendersi dalla rigidità del clima, che in inverno può anche toccare i -15 gradi, ora dalle incursioni di popolazioni ostili (a cominciare dagli Hittiti). Si tratta di “città” che scendono nel sottosuolo fino a dodici livelli, con ingegnosi sistemi di protezione dei locali, cunicoli stretti dalla volta bassa dove i nemici non possono transitare se non uno alla volta, ed essere facilmente uccisi dai difensori.
Accanto alle città sotterranee si trovano importanti santuari, anch’essi scavati nella roccia; risalgono al periodo artistico bizantino post-iconoclastico così che l’intera Cappadocia (le città, i villaggi, le abitazioni rupestri), testimonianza straordinaria di una civiltà scomparsa quale fu l’impero bizantino tra il sesto secolo e l’arrivo, nel 1071, dei turchi selgiuchidi, è considerata dall’Unesco, dal 1985, Patrimonio dell’Umanità.
Il turismo è l’attività economica prevalente. Quando prenoterete il vostro viaggio scoprirete che quasi tutti gli hotel della zona vi proporranno camere o piccoli appartamenti nel tufo. Le città ideali per un soggiorno sono la piccola Göreme (poco più di 2mila abitanti) e le più grandi Ürgüp (15mila) e Nevşehir (capoluogo della zona, 67mila abitanti). Noi siamo stati a Ürgüp, e la consigliamo; è più grande ma al tgempo stesso più tranquilla ma anche più moderna, con negozi, ristoranti e bar, mentre Göreme è più caotica anche se la sua collocazione proprio al centro di una piana fittissima di camini la rende più spettacolare (ma a voi la spettacolarità del posto dovrebbe importare poco, giacchè sarete coinvolti ogni giorno, da mattina a sera, nelle escursioni). L’albergo che abbiamo scelto è l’Aja Kapadokyia, splendido per la camera, i servizi, il cibo e la cordialità dei proprietari.
Le mongolfiere, si diceva. La prenotazione va fatta con largo anticipo, la domanda supera l’offerta. Sappiate che volerete in sicurezza: se c’è vento i voli saranno annullati, e i biglietti rimborsati. Purtroppo – proprio perché le prenotazioni sono tantissime – se vi cancelleranno il volo a causa del maltempo non potrete spostarlo all’indomani, dovrete fare una nuova prenotazione che potrebbe capitarvi anche fra una settimana o più (e c’è chi, per questo motivo, pur avendo prenotato mesi addietro non è riuscito a volare). Il costo è variabile e non economico, dipende dal periodo dell’anno e dall’agenzia, comunque intorno ai 250 euro per persona (a noi è capitato di partire dall’Italia con una prenotazione a 250 euro, però il giorno prima la nostra guida ci ha comunicato di aver ottenuto per noi uno sconto, e abbiamo pagato 200 euro a persona).
L’organizzazione è perfetta, lo spettacolo incomincia ben prima dell’alba: vi vengono a prendere in albergo con i Ford transit intorno alle 4 del mattino (fino a 8-10 persone per mezzo) e vi portano nella piana di Göreme. Mano a mano che, dai paesi vicini, i furgoni bianchi si avvicinano al luogo del raduno, le scie dei fari fendono il buio e la polvere che si leva al passaggio degli automezzi a tratti oscura la vista. Vi sembrerà di stare in un presepe, con decine, centinaia di luci che convergono da ogni dove verso un unico punto. Qualche fermata lungo la strada per raccogliere altri passeggeri negli alberghi più periferici e intorno alle cinque eccoci alla piana, ciascuno depositato giusto accanto alla propria mongolfiera.
È ancora notte quando i balloon vengono gonfiati; prima con i compressori poi, quando l’enorme struttura incomincia a prendere forma, ecco le fiamme che scaldano il gas e illuminano la notte. È il momento più emozionante, con i turisti che si affannano intorno a questa brace improvvisata, scattando foto fra la polvere e i lapilli.
Ogni cestello può contenere 24 persone, in scomparti ben separati da quattro o due posti, più il personale di volo, un pilota e due assistenti. Il cestello, una volta che il pallone ormai fremente di gas è pronto a partire, è ancorato al terreno; vi si sale attraverso una scaletta, come quella di un piccolo aeroplano; ciascuno balza dentro il proprio posto (non temete, non si rischia di precipitare in basso, il cestello vi arriverà al petto, avrete giusto la possibilità di portare all’esterno la testa e le braccia) e in pochi minuti il pilota si presenta, vi dice di non sporgervi e di non spostarvi, per non squilibrare il mezzo.
Il decollo è lieve, non vi accorgerete di essere partiti se non a qualche decina di metri di quota; a quest’ora è ancora buio, però comincia ad albeggiare. Vi guardate intorno e notate i palloni colorati di fuoco che, uno dietro l’altro, si staccano da terra. È un decollo verticale simultaneo, entusiasmante, non c’è alcun rumore se non il fruscio del vento, stiamo volando.
Il pilota è allegro, racconta facezie a beneficio dei più timorosi. Quando riferisce che abbiamo raggiunto la quota di ottocento metri c’è il prevedibile “oh!” di meraviglia. Effettivamente adesso siamo in alto, sotto di noi le città della piana sono ancora avvolte nella luce della notte però il giorno ci viene incontro dall’orizzonte, in un bagliore giallastro che si fa sempre più evidente.
E finalmente il sole. L’aurora irradia sorrisi mentre i turisti scattano e filmano e le coppie si stringono le mani; il pilota maramaldeggia e ci porta a sfiorare le cime delle montagnette (altri “oh!” fra la meraviglia e il timore…) dicendo “chissà se questa volta ce la facciamo”. Poi tira fuori un’asta telescopica e ci dice di sorridere e mentre ci chiediamo che cosa si vedrà, nelle foto, visto che siamo ancora quasi al buio, ecco un flash, poi un altro, poi piccoli bengala che illuminano la notte. E adesso la gente ha preso coraggio, lo si avverte dal cicaleccio diffuso, a mille metri, con il sole che – addirittura – incomincia a scaldare.
Il volo dura più di un’ora. Anche l’atterraggio è spettacolare. Il pilota e i suoi aiutanti sono in grado di indirizzare un po’ il pallone manovrando le esili funicelle che fanno da timone però il luogo dell’atterraggio, alla fin fine, lo decide il vento. Il pilota, attraverso il walkie-talkie, parla con i suoi collaboratori a terra; un camion con pianale – lo vediamo quando siamo a poche decine di metri da terra – con una strabiliante manovra si infila in retromarcia proprio sotto il cestello, nel momento esatto in cui questo è ormai prossimo a toccare terra. Alcuni assistenti sbucati da chissà dove raccolgono al volo le cordicelle (sì, proprio come si fa con le gomene dei traghetti) e provvedono a spostare il pallone in maniera che non si afflosci proprio sopra le nostre teste.
Quando il pallone è ormai domato, ecco di nuovo la scaletta. Il tempo di mettere piede a terra e in quattro e quattr’otto viene montato un tavolo, spuntano piattini, bicchieri di plastica. Spuntano bottiglie che sembrano spumante (ma sono analcoliche, considerando l’ora e considerando che qui siamo in un’area di religione musulmana), si brinda, si mangiano dolcetti. Un giovanotto si aggira fra i turisti distribuendo i diplomi. Un altro raccoglie le prenotazioni per chi voglia acquistare le foto e i video girati dall’equipaggio durante il volo. Poi da dietro una curva spuntano i nostri Ford transit, e abbiamo appena il tempo di riguardare il nostro viaggio sugli smartphone e siamo di nuovo in albergo, giusto per colazione.
(*) NOTA – Le escursioni in mongolfiera – Andate in giro per il mondo e non volete perdervi il paesaggio visto dall’alto? Potete effettuare brevi voli aerei (per esempio in Perù, per vedere le linee di Nazca) oppure optare per la mongolfiera. A parte il Top dei Top, e cioè la Cappadocia, ecco le più straordinarie occasioni che potrete sperimentare, nei cinque continenti (in ordine di spettacolarità, secondo il mio personale giudizio), per osservare il mondo dall’alto.
1) Il deserto di Atacama in Cile
2) La piana di Bagan, antica capitale dell’impero birmano, in Myanmar
3) Il Wadi Rum (Valle della Luna o deserto Rosso) in Giordania
4) La valle della Loira in Francia
5) Il Red Rock State Park in Arizona
6) ) Luxor, in Egitto
7) Dubai, negli Emirati Arabi Uniti
8) Il parco Masai Mara, in Kenya
9) Il parco di Queenstown, in Nuova Zelanda
10) Albuquerque, nel nuovo Messico (Usa)
11) La valle di Napa, a nord di San Francisco
12) Le Baleari a Palma di Maiorca (Spagna)
13) Tannheimer Tal, non lontano dal Lago di Haldensee, lungo il confine bavarese-tirolese





