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La Birra Korça parla italiano

 

 

L’aria è dolciastra, fumosa. La fabbrica moderna, con macchinari brillanti e i computer che controllano l’intero processo produttivo, stride con i mattoni rossi dell’edificio, un bel liberty di inizio Novecento, però ben tenuto. Anche questo stabilimento, come spesso capita in Albania, parla italiano; la fabbrica di birra Korça è stata fondata nell’omonima città (conosciuta dagli italiani anche come Corizza) nel 1928 dall’imprenditore italiano Umberto Uberti, personaggio creativo e inquieto.
Lui era farmacista, trevigiano di Pieve di Soligo. Le cronache non riportano l’anno di nascita, e nemmeno il suo corso di studi; qualcuno azzarda che fosse anche ingegnere, se non altro perchè  se ne andò a costruire strade in Romania e tornò in Italia, fiutando l’aria, nell’imminenza dello scoppio del primo conflitto mondiale, in tempo utile per arricchirsi coordinando forniture di bevande per l’esercito italiano. Alla fine della guerra lo vediamo tutto intento a costruire una fabbrica di ghiaccio, a Venezia; ma soprattutto, attraverso la Umberto Uberti Sas, sempre a Venezia e insieme con i suoi due figli, a produrre macchinari e materie prime per rifornire la rete (una trentina di esercizi in tutto) dei birrifici delle tre Venezie.
In pochi anni in nostro si fa un nome, come si dice. La sas non basta più, ecco la Umberto Uberti Srl, ecco che si apre la filiale di Vienna (un nome una garanzia, nell’ambiente birraio). Ed ecco, di nuovo, l’attrazione per i Balcani. Umberto Uberti si rimette in viaggio, va in Albania, a Tirana; però gli sembra che la città sia troppo caotica e complicata, non fa per lui. Allora si spinge nuovamente verso est, verso il confine con la Macedonia, verso la Grecia. Arriva a Korça, 75mila abitanti a sud del lago di Ocrida, e la prima cosa che lo intriga è l’acqua, che scende purissima dal monte Morava, a otto chilometri dal centro cittadino.
Questa Korça non è una cittadina qualunque. È il cuore storico del movimento nazionalista albanese. La disgregazione dell’impero ottomano, le rivendicazioni di autonomia dei Balcani e la vicinanza della cittadina con la Grecia, provocarono scontri e rivendicazioni infinite a cavallo fra l’Ottocento e il Novecento. Fra il 1916 e il 1920 la città passò sotto il dominio francese come Repubblica autonoma di Corizza. L’esperimento sembrò funzionare; efficace fu la cooperazione tra cristiani e musulmani albanesi nel governo, così che i francesi permisero alla Repubblica autonoma di comportarsi proprio come fosse uno stato indipendente, addirittura battendo una propria moneta, con una bandiera nazionale e persino emettendo francobolli ufficiali. Nel turbolento periodo fra le due guerre mondiali la Società delle Nazioni stilò un rapporto, probabilmente un po’ superficiale, nel quale si sosteneva che la popolazione di Corizza fosse interamente albanese e che la componente greca fosse insignificante. Questo rapporto era stato redatto in massima parte da un diplomatico che di tutto si interessava tranne che di politica internazionale, Jakob Johannes Sederholm (1863-1934). Lui era un geologo molto famoso e stimato, per 40 anni capo del Servizio geologico finlandese, e forse tanto bastò per considerarlo anche raffinato politico. Sta di fatto che la conferenza di Pace di Parigi (1919) stabilì che Korça dovesse rimanere all’Albania e non essere annessa alla Grecia, che pure la rivendicava. Ma subito dopo, durante il 1920, acquisita la sovranità albanese sul territorio vi fu una sorta di epurazione etnica: la lingua greca fu proibita nelle scuole, nella vita religiosa e persino nelle conversazioni private. Nel novembre del 1921 venne addirittura espulso il vescovo metropolita greco-ortodosso, Jakob, cosa che suscitò dimostrazioni anche aspre da parte della minoranza greco-ortodossa e che provocò, alla fine, un’ondata migratoria della componente greca, soprattutto verso l’Australia.
È in questa città a cavallo fra islam e cristianità, fra Impero ottomano e rivendicazioni autonome, che capita quindi, nel 1928, il nostro Umberto Uberti. Decide che impianterà in questo posto la sua fabbrica di birra. Le leggi albanesi non permettono a uno straniero di avviare una impresa; per quello occorre un socio. Lui un socio già lo ha, in Italia, è la famiglia Luciani, proprietaria all’epoca del gruppo Dreher. Bisogna trovare il socio locale, dunque. E lui, Umberto Uberti, il socio albanese lo trova. Si chiama Selim Mborja, gran personaggio, ricchissimo e potente, imprenditore e patriota. Fra i due scocca la scintilla: Uberti metterà l’idea e la tecnologia, Mborja il terreno. L’atto costitutivo della società è del 1928, nel 1929 incomincia la costruzione della fabbrica, su un’area di 20.000 metri quadrati, di proprietà di Selim Mborja. Il capitale della società è di 950mila franchi oro, di cui 600mila di Uberti e 350mila di Mborja (non in contanti bensì conferendo all’azienda i terreni della fabbrica).

Mborje fu imprenditore capace, uomo d’affari creativo ma oggi in Albania viene ricordato soprattutto come straordinario e generosissimo filantropo. Nel 2022 il presidente della repubblica di Albania, Ilir Rexhep Meta, lo ha insignito alla memoria del titolo “per meriti civili speciali”, riassumendo la sua figura con queste parole: “Filantropo e patriota di spicco, il suo nome è strettamente associato agli emblemi e all’orgoglio della Piccola Parigi [è così che gli Albanesi amano parlare di Korça – Ndr]
dove si distingueva con l’attività umanitaria nel periodo 1920-1943. Donatore del terreno dove fu costruito l’ospedale di Korça, costruttore della centrale elettrica nel 1925, contribuente all’approvvigionamento di acqua potabile della città, donatore di terreni per la costruzione di impianti sportivi e fondatore del Club Tennis Korça, principale sostenitore di gruppi musicali, artistici e giornalistici, costruttore del palazzo della prefettura e investitore del sito dove è stata costruita la “Birra Korça”, il suo nome è presente anche nella Federazione Vatra e Albania, presso la Croce Rossa, presso la commissione per la raccolta degli aiuti per la creazione del Liceo di Korça, alla pubblicazione del giornale Jet e Re e in molti altri aspetti.” (Nota: all’avvento del regime comunista Selim Mborje – avvisato tempestivamente da una lettera anonima – sfuggì per miracolo ai sicari di Hoxha che intendevano assassinarlo e si imbarcò per Istanbul, dove morì il 3 aprile del 1952, senza aver più potuto rivedere la sua splendida casa a Korça, dove nel frattempo si era insediatro Enver Hoxha. La descrizione più suggestiva della sua vita e delle sue attività è disponibile qua).

Ma torniamo al 1929. È un eccellente momento per i rapporti italo-albanesi. Il progetto del birrificio viene approvato senza obiezioni dal parlamento albanese ed è addirittura uno dei primi atti sottoscritti dal primo re del Paese, Ahmet Lekë Bej Zog, autonominatosi Zog I il primo settembre 1928. Scrisse la Gazzetta di Korça del 6 giugno 1934: “Lunedì 4 di questo mese, alle 17.30, ha avuto luogo l’inaugurazione dello stabilimento Birra Korça dell’azienda Uberti-Mborja. È stata invitata una larga rappresentanza delle autorità competenti. I numerosi ospiti hanno visitato per la prima volta la fabbrica in costruzione e hanno ammirato i macchinari della fabbrica dove venivano generosamente servite birre con stuzzichini selezionati. La birra Korça è davvero di qualità migliore di molte birre straniere, ed uguale a quella dei più famosi birrifici tedeschi. Il signor Umberto Uberti e Selim Mborja hanno ricevuto le sincere congratulazioni da tutti per il successo della loro azienda. Ieri è iniziata la vendita della birra Korca. Il prezzo è stato fissato dall’azienda a 4 lek per le bottiglie grandi e 2 lek per quelle piccole.” La produzione iniziale si limita alle birre Blonde Ale e Brown Ale (oltre ad acqua imbottigliata e ghiaccio, della cui produzione, ormai, Uberti è specializzato). In questo momento l’azienda occupa 250 operai albanesi e 25 tecnici specializzati provenienti dall’Italia.
L’avventura è bella, il successo è inevitabile. Ma dura poco. Alla fine del 1944 Henver Hoxha assume il potere in Albania e avvia un radicale processo di nazionalizzazioni. L’11 gennaio del 1946 la Korça Beer viene nazionalizzata. Iniziano anni bui; la produzione continua ma il processo di sviluppo si è arrestato. Manca, come si suol dire, uno spirito imprenditoriale adeguato. Nell’aprile del 1985 Hoxha muore e lentamente l’Albania ricomincia a vivere e ad aprirsi di nuovo al mondo. Occorreranno ancora nove anni, tuttavia, perché la riscossa abbia inizio. Nell’aprile del 1994 il birrificio Korça torna a essere un’azienda privata, rilevato all’asta da un gruppo di imprenditori locali; ma occorreranno altri dieci anni – e siamo al 2004 – per il vero salto di qualità; in quell’anno, infatti, l’azienda viene rilevata dall’imprenditore Irfan Hysenbelliu (attuale presidente di Korca Beer sh.p.k.) che ristruttura l’edificio mantenendone comunque il tratto liberty originale che era stato pensato dagli architetti italiani incaricati da Umberto Uberti e dà il via a una importante riorganizzazione operativa e tecnologica (valore: 15 milioni di euro), inserendo nuove linee produttive importate dalla Repubblica Ceca e avviando un avveniristico controllo computerizzato dell’intero ciclo produttivo.
Oggi il birrificio Korça produce tre birre differenti, la bionda, la nera e la O1, a basso tasso alcolico. Produce inoltre dal 2014 Fab Water, un’acqua oligominerale naturale, e distribuisce in tutta l’Albania la Green Cola. Inoltre, il Gruppo Hysenbelliu e’ diventato il maggior azionista di Tirana Beer, primo birrificio del Paese, fondato nel 1960, con un fatturato di circa 6,8 milioni di dollari e 150 dipendenti. Il birrificio Korça produce attualmente 12 milioni di litri di birra utilizzando luppoli locali, naturalmente l’acqua della sorgente naturale del monte Morava e lieviti di qualità provenienti dalla Germania. Le esportazioni sono ancora limitate, considerando che la capacità produttiva dello stabilimento consente appena di coprire un mercato locale in espansione. Incominciano però a crearsi canali commerciali interessanti in direzione del Kosovo, della Macedonia del Nord, degli Stati Uniti e dell’Italia. Molto favorevole, in prospettiva, appare il mercato italiano, se non altro perché gli Albanesi in Italia sono circa cinquecentomila, e potrebbero riconoscersi nella loro birra.
In tutto questo anche la città di Korça è stata valorizzata dalla rinascita del birrificio. Durante il mese di agosto, infatti, dal 2007 si tiene ogni anno un Festival della birra, che tende a emulare il più famoso Oktoberfest di Monaco. Questo festival è ormai il maggior evento di attrazione turistica dell’Albania, con migliaia di turisti che arrivano da tutta Europa. Sempre più numerose sono le attrazioni artistiche e musicali che dalla prima sede del festival, la stazione degli autobus, dilagano ormai in tutta la città, che in questi giorni diventa una vera e propria discoteca a cielo aperto dove si consumano, dice la pubblicità (ma non si stenta a crederlo), oltre 14mila pinte di birra, mentre si assapora la deliziosa cucina tradizionale albanese, simile a quella mediterranea ma con, in più, le spezie e i condimenti della penisola balcanica e, naturalmente, tutto il tributo alle zuppe che caratterizza la cucina dell’est europeo. E considerando la recente “riscoperta” dell’Albania da parte del turismo italiano, state pur certi che questi numeri saranno destinati a crescere rapidamente.

2 pensieri su “La Birra Korça parla italiano

  1. Good morning
    I’m a collector of crown beer caps and I’d appreciate it if you could send me some, my address is;
    Massimo Seravelli, Via Garibaldi 52
    52015 Pratovecchio Stia (AR) – Italy
    Thank you.

    1. Grazie, Massimo, per l’intervento. Purtroppo, non dispongo di tappi di questa birra. Saluti.

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