Le danze popolari mi affascinano da quasi venticinque anni. Mi piace il contesto sociale e umano dei “balli popolari”, mi piacciono le persone che vi si avvicinano e le praticano.
In questa sezione del sito ho inserito fotografie, articoli, video e musiche a uso e consumo di chi voglia avvicinarsi a questo mondo, e ringrazio in anticipo quanti vorranno segnalarmi danze, filmati, fotografie e aneddoti di qualsiasi genere (*).
Questo repertorio di danze è lungi dall’essere completo (ammesso che possa mai essere completo un repertorio di questo tipo). Esso rappresenta i brani che ho incrociato personalmente nei corsi e negli stage che ho frequentato negli anni e nelle ricerche che ho svolto. E privilegia, rispetto alle italiane, le danze internazionali, che preferisco di gran lunga, soprattutto quelle della penisola balcanica e all’area mediorientale, sia per la varietà e l’originalità dei passi sia, soprattutto, per le musiche, molte delle quali trovo assolutamente deliziose. Danzare Rumelaj, o Mori shej, o Ajde Iano, o Ambi dagitz o Ciuleandra, è un’esperienza che chiunque dovrebbe poter fare nella vita, per essere trascinato in una dimensione che non esito a definire mistica.
Una sezione viene anche dedicata al balletto, un genere che presenta caratteristiche diverse da quelle delle danze popolari (prima fra tutte che i danzatori sono quasi sempre dei professionisti, quindi di tutto si tratta tranne che di un genere popolare) ma che appartiene alla stessa famiglia coreutica. In questa sezione le danze vengono presentate non per titolo (non sempre ne hanno uno) ma per Paese.
Un grandissimo ringraziamento a Romana Barbui e Michele Cavenago, grandi e appassionati insegnanti e ricercatori, titolari de Lo stivale che balla, un ricchissimo sito che da tanti anni fa informazione e cultura sulle danze e sulla musica popolare.
Qui di seguito i link alle pagine che trattano le singole danze:
(*) So bene che – a dispetto della gioiosità che dovrebbe accompagnarsi a questo tema – sulle danze popolari sono in corso (almeno da quando io mi occupo dell’argomento) dispute anche ferocissime; su come “si dovrebbe ballare” una certa danza, su quale sia “il vero stile” di un’altra. L’etnocoreutica è attività colta e interessante: vi si sono dedicati e vi si dedicano ricercatori e musicisti esperti, sono stati scritti libri, si sono tenuti e si tengono convegni. In realtà, accanto alla ricerca storica, musicologica e sociale, sta la pratica di queste danze, diffusa in tutto il mondo. Ragion per cui non è infrequente trovare una stessa danza che si balla in città/Paesi diversi in maniera dissimile. La natura delle danze popolari è, appunto, popolare; il che vuol dire che le danze evolvono, nel tempo e con le nuove generazioni di ballerini, e spesso una movenza proposta in una piazza viene gradita e fatta propria da altri ballerini, fino a divenire (nuovo) canone condiviso. Io stesso mi sono recato a vedere la Baìo nel 2002 (la Baìo è una singolare manifestazione che si svolge ogni cinque anni in val Varaita, in provincia di Cuneo), e ho visto gente che ballava in un certo modo. Ho poi visto i filmati dell’ultima edizione – 2023 – e ho verificato che “il passo” non è esattamente lo stesso di venti anni fa.
Per questo motivo, mi astengo nella maniera più categorica (non è il mio campo di competenza) dall’assegnare patenti di “esattezza” circa le danze che presento sul sito. La mia è più che altro un’antologia, attraverso la quale mi piace mostrare e proporre le danze (non poche) che ho incontrato nel mio percorso, così come sono ballate dalle persone che le hanno postate su You Tube o Facebook. In qualche caso ho inserito il link a siti dove si “spiega” una certa danza, però sempre citando la fonte, alla quale lascio la paternità e l’esattezza della proposta coreutica.