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Igor Moiseyev, il divino

 

Igor Moiseyev

Come lui, nessuno. Igor Aleksandrovič Moiseyev (Kiev, 21 gennaio 1906 – Mosca, 2 novembre 2007), è stato un coreografo e ballerino russo, certamente il più grande coreografo di danza popolare di sempre. Nella sua lunghissima vita ha collezionato un numero incredibile di premi e menzioni, in Russia ma anche all’estero. L’enciclopedia britannica scrive di lui: “… Formatosi a Mosca presso la scuola di balletto Bolshoi, dove si diplomò nel 1924, Moiseyev fu ammirato sia come eccellente ballerino sia come coreografo al Teatro Bolshoi. Nel 1936 fu nominato capo del dipartimento di coreografia del neonato Teatro di arte popolare di Mosca. Dopo aver organizzato un festival nazionale di danza popolare, fondò (1937) l’Ensemble accademico statale di danza popolare, che comprendeva 35 ballerini, principalmente dilettanti, e balli delle 11 repubbliche che allora formavano l’Urss. Successivamente costruì una compagnia di circa 100 ballerini professionisti formati in parte dalla Scuola del Teatro Bolshoi in parte dal suo Dipartimento Nazionale di Danza. La coreografia di Moiseyev era spesso caratterizzata da motivi geometrici sequenziali eseguiti con grande precisione. Il suo lavoro, tuttavia, fu particolarmente ammirato per l’equilibrio che mantenne tra l’autentica danza popolare e l’efficacia teatrale. Pertanto, sebbene l’ensemble sia diventato famoso per i suoi salti spettacolari e acrobatici, la coreografia di Moiseyev derivava costantemente da quelli che lui chiamava “movimenti delle radici”, i passi fondamentali caratteristici di un particolare tipo di danza popolare. Ha creato più di 170 danze tra cui la Suite ucraina, che rappresenta il fidanzamento di una giovane coppia; la Soccer Dance, una versione parodistica del gioco del calcio; e i famosi Partigiani, con le rappresentazioni della guerriglia e degli uomini a cavallo. La sua Bulba ha ricreato così efficacemente il folklore della Bielorussia che è stata adottata come danza nazionale di quel Paese. Dopo il 1955 l’ensemble fece tournée in Francia, Inghilterra, Egitto, Giappone e Stati Uniti”. E si può aggiungere che tuttora l’ensemble Igor Moiseyev delizia con i suoi straordinari spettacoli i teatri di mezzo mondo.
Il sito Arterussamilano così ricorda Igor Moiseyev e il suo corpo di ballo: “… La Compagnia Nazionale di Danze Popolari dell’Urss di Igor Moiseyev si esibì alla Scala per la prima volta il primo novembre 1962. Nata nel lontano 1937, aveva già collezionato un numero impressionante d’imitatori in patria – come il gruppo femminile Beriozka, che alla Scala si era esibito un anno prima. Tuttavia, fu solo dopo aver ricevuto il titolo di “Ambasciatore dell’Unione Sovietica”, nel 1945, che il folto gruppo di Moiseyev conobbe grandissima fortuna anche all’estero. Al 1955 risalgono le tournée in Francia e Inghilterra, mentre il debutto alla Metropolitan Opera House di New York, nel 1958, coincise con la prima visita di una troupe di danza sovietica negli States. L’evento aiutò a creare un’epoca nuova negli scambi culturali, formalizzata proprio quell’anno da un accordo firmato dai due Stati. Il critico del New York Times, John Martin, giudicò “stupenda” la performance, e Ed Sullivan le diede ampia visibilità televisiva in oltre un’ora di trasmissione. “Moiseyev è un astuto folklorista e un bravo artista”, diceva Martin nel suo articolo. “La sua compagnia, di cento elementi, è calda, vitale, vivace, irreprensibile tecnicamente ed energica oltre ogni attesa, e tutti gli interpreti sono di primissimo rango”.
Forte dell’eco positiva suscitata proprio negli Stati Uniti, anche alla Scala la Compagnia Nazionale di Danze Popolari dell’Urss ottenne un caldo successo. Moiseyev vi portò una raccolta di danze tra quelle all’epoca più famose del suo repertorio, come l’Antica danza dei guerrieri georgiani, Polianka (Il campo), la Danza usbeca, la suite moldava Zhok, antica quadriglia di città oltre ai già citati Partigiani, Soccer danceDuello tra ragazzi e La primavera.

Molta ricchezza, estro e fantasia nei costumi di questa miscellanea, frutto delle ricerche di Moiseyev sul campo, quando – ballerino al Teatro Bolshoi di Mosca – dedicava il tempo libero ad esplorare a piedi o a cavallo le province russe, approfondendo le diverse forme di danza tradizionale. In Grande Suite Russa la marsina maschile beige, in tinta col cappello russo, denotava una speciale ricercatezza; il costume femminile lungo faceva sfoggio di tutta la ricchezza dei ricami tradizionali, e una lunghissima treccia addolciva la bellezza femminile. Non meno eleganti nei calzari bianchi intrecciati, nelle gonne corte e ampie e nelle giubbe nere i danzatori della danza della Bielorussia. Qui, quindici ballerine creavano linee che davano vita a una grande varietà di disegni spaziali. Prima giravano strette strette, in piccoli cerchi da tre, poi si disponevano in file compatte che ruotavano, poi s’inginocchiavano; univano le mani a formare archi sotto ai quali passavano altre danzatrici; si flettevano e ruotavano ancora, come a formare un’immaginaria matassa che era presa per un lembo dell’abito e portata fuori scena da un’unica danzatrice.
Notata dal pubblico anche l’espressività di ogni parte del corpo, comprese le spalle che andavano su e giù anche quando le danzatrici erano ferme. Speciale attenzione pure per la Danza di Kazan, l’austera e sensuale danza in nero dei Tartari con i pantaloni a sbuffo e delle loro donne sottili dalle tuniche, nere anch’esse, indossate sopra agli stivali. Dopo aver conquistato lo spazio spoglio in tondo, la solista della Danza tartara si muoveva rapida in senso antiorario, e mostrava grazia e vigore nelle sue prodezze solitarie, chiamando infine a sè due ballerini; con essi formava un terzetto, del quale lei diventava il perno; mentre i compagni si piegavano flessuosamente sulle ginocchia e saltavano, lei ruotava come una trottola.
Nell’insieme il debutto fu apprezzato come un bell’esempio di virtuosismo e precisione e come un ingegnoso distillato di danza classica e stili popolari di molti dei popoli dell’Unione Sovietica. L’esibizione scaligera aprì le porte della città alla Compagnia Nazionale di Danze Popolari dell’Urss di Igor Moiseyev, che tornò a Milano con regolarità sino alla fine degli anni Ottanta, ma in spazi diversi, dal Teatro Lirico al Palazzetto dello Sport.”

Elena Shcherbakova con Igor Moiseyev

Elena Shcherbakova, attuale direttrice artistica dell’Ensemble accademico statale di danza popolare Igor Moiseyev, ricorda: “Oggi i capolavori di Moiseyev, riconosciuti in tutto il mondo, sono già ballati dalla settima generazione di artisti, preservando e continuando tutte le tradizioni tracciate dal Maestro! Tutto intorno sembra essere obsoleto, necessita di essere aggiornato e Igor Moiseyev ha una percezione del mondo unica e senza tempo, che si è sviluppata in una tavolozza che non si trova in nessun altro coreografo”.
In rete si trovano numerosi spezzoni degli spettacoli dell’ensemble, e persino la registrazione di uno spettacolo completo, un concerto al Cremlino nel 2011.
Nello splendido sito internet della compagnia si possono trovare le foto e i profili di tutti gli oltre novanta elementi – tutti ballerini professionisti con anni di proficuo lavoro alle spalle. Ma gli spezzoni che io preferisco sono le registrazioni delle prove dell’ensemble, nello splendido salone dove i ballerini, sempre accompagnati dalla musica dell’orchestra [un’orchestra sinfonica di trentadue elementi che suona quasi esclusivamente la musica di compositori sinfonici russi come Borodin, Mussorgsky, Glinka, Rimsky-Korsakov – Ndr], deliziano e si deliziano esercitandosi nei passaggi più complicati degli spettacoli. In questi video si può notare l’assoluta perfezione dei movimenti in sincrono, delle mani, delle spalle; tutto è studiato nei minimi dettagli, dal sorriso delle ballerine ai salti acrobatici dei ballerini. Sembra di stare in una palestra, con tanto di spalliera svedese su una parete di fondo, dove si arrampicano per fare esercizio i ballerini-atleti non direttamente impegnati. In una sola espressione si può dire che Igor Moiseyev ha applicato la danza classica al ballo popolare (o, se preferiamo, ha applicato il ballo popolare alla danza classica).
I sorprendenti ed entusiasmanti risultati, come si può facilmente immaginare, sono il frutto di una organizzazione maniacale e di un durissimo lavoro, quasi una missione. Da quando è stata istituita la scuola (dove sono ammessi ragazzi dai 12 ai 14 anni), cioè dal 1943, per diventare un Moisee devi studiare per cinque anni, sei giorni su sette. La giornata lavorativa inizia alle dieci, con una lezione di danza classica per preparare l’artista alle prove coreografate, le quali si svolgono dalle tre alle sette e, sebbene sia molto faticoso, nessuno ha mai fretta di andarsene; se è in corso una prova, bisogna finirla. Se si cade ci si rialza e si riprende, perché quest’attività non riguarda i singoli ma l’insieme. “Chi si definisce solista, lo licenzio subito”, disse una volta Moiseyev. “Non ci sono solisti nell’ensemble e non ci sono ruoli; tutti imparano tutto, tutti gli artisti ballano sia nelle parti soliste che nelle comparse”.
Di conseguenza, parte importante dell’allenamento riguarda gli aspetti caratteriali: non si può essere un Moisee se insieme alla passione e alla dedizione non si esercita anche l’onestà. Se un sorriso non è naturale, il pubblico lo nota. Se uno sguardo non proviene dall’anima, la rappresentazione non funziona. E anche per ottenere questo sguardo sincero rispetto alle danze popolari, la troupe studia canti, danze e rituali scomparsi, che saranno poi interpretati in modo creativo una volta inclusi nel programma.
Dice Elena Shcherbakova: “Per decenni Moiseyev è stato in contatto con musicisti, folkloristi, storici, musicologi; solo in questo modo potè riuscire a stupire e commuovere il pubblico di tanti Paesi diversi; a realizzare un repertorio che è una sorta di enciclopedia coreografica della cultura della danza dei popoli del mondo. È con la partecipazione diretta accanto a Moiseyev di noti esperti di folklore, fra i quali i coreografi Miklos Rabai (Ungheria), Lyubushe Ginkova (Cecoslovacchia), Ahn Son Hee (Corea), che è nato il programma Pace e amicizia (1953), con l’appassionata collaborazione dei campioni del folklore europeo e asiatico di danza provenienti da undici paesi.”
E il futuro? Come si concilia questa tradizione che ha sfidato i decenni con le nuove interpretazioni dell’arte, della musica, della tecnologia applicata allo spettacolo? Dice Elena Shcherbakova: “Purtroppo oggi c’è la tendenza a includere elementi pop e musica moderna nelle danze popolari. Non accetto questo. Io sono per la purezza del genere. Sono perché ogni nazione conservi e trasmetta le danze popolari di generazione in generazione. Per me la danza popolare e la parola spettacolo sono incompatibili. Inoltre, le tecnologie in evoluzione a volte non sono le migliori compagne per l’arte, poiché ostacolano la spiritualità. Le persone smettono di leggere libri: Internet pensa per loro. La decorazione è molto di moda oggi: molte luci, decorazioni luminose, costumi con paillettes. Ma noi preferiamo rifarci ancora a come era il mondo quando noi siamo nati. Il motto dei Moiseeviti è: un minimo di abbellimento, un massimo di prestazioni.”

 

 

Ecco, qui di seguito, alcuni video fra le centinaia di video disponibili su You tube relativi all’attività dell’ensemble Igor Moiseyev:

81a Stagione – frammenti di prove per il programma del concerto per l’Italia

Dalle prove di Estate, Sanchong, Tarantella

Danza russa ‘Polyanka’

Frammenti di prove

Frammenti di prove per l’82a stagione

Frammenti di prove per un concerto al Teatro Bolshoi

Frammenti di prove, aprile 2017

Momenti di prova ‘Estate’, ‘Sanchong’, ‘Tarantella’

Prove di “Una notte sul Monte Calvo”, scena prima “Feste popolari”

Prova Danze polovtsiane

Prove del ballo argentino Malambo

Prove del concerto di classe “The Road to Dance”, danza serba

Prove della danza russa ‘Venzel’

Prove di ‘Estate’ e ‘tarantella’

Prove di ‘Monogrammi’

Prove generali prima di un concerto

Prove ‘Khorumi’, ‘Polyanka’, ‘Sirtaki’

Prove per un programma di concerti per le città degli Urali

Serata alla Taverna

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