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Troppi condizionali, troppi equivoci

Il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg

Sfogliando i dizionari incorriamo in due differenti versioni/interpretazioni della parola delinquente. La prima (Treccani) dice che “delinquente” è “una persona che ha commesso un fatto previsto dalla legge come delitto; in senso più generico, chiunque abbia commesso reato”. D’altro canto il suffisso in ente si riferisce normalmente “a persone che svolgono l’attività o si trovano nella condizione espressa dal verbo (adolescente, agente, confidente, dipendente, consulente, corrente, esercente, parente, sorgente, supplente…)”. Quindi, sintetizzando, per essere un delinquente bisogna fare qualche cosa.
L’altra versione, più estesa, vuole che possa essere considerata “delinquente” una “persona malvagia e perversa, capace di compiere le azioni più basse e nefande; anche come appellativo ingiurioso”. In questo secondo caso si passa dal fare al poter fare, da un dato di fatto a una illazione. Chiunque “potrebbe uccidere” qualcuno, ma pochissimi lo fanno. Di conseguenza, posso considerare “delinquente” chiunque, secondo me, potrebbe compiere un’azione contro la legge, anche se al momento non l’ha ancora commessa. Così che potrei considerare “delinquente” qualunque persona che non mi andasse a genio, magari addirittura utilizzando questo appellativo come una vera e propria provocazione.
Questa dicotomia si ricava dalla lettura dei quotidiani italiani dell’11 febbraio. Il Corriere della sera riporta uno sfogo di Donald Trump nei confronti del leader di “un grande Paese europeo” [presumibilmente Olaf Scholtz], episodio reso noto da lui stesso durante un comizio in South Carolina. Come noto, una delle regole della Nato è quella che ciascun Paese aderente all’Alleanza destini almeno il 2% del Pil alla difesa. Alla domanda “In caso di aggressione voi ci aiutereste lo stesso, anche se non abbiamo pagato il dovuto?” l’ex presidente Usa avrebbe risposto: “Niente affatto; l’Unione europea deve agli Usa 400 milioni di dollari in mancati pagamenti, quindi se non pagate siete dei delinquenti, e la Russia di voi potrebbe fare quel che vuole”.
La seconda versione è quella che si ricava leggendo Il Messaggero, sempre dell’11 febbraio, dove vengono riportate alcune dichiarazioni di fonte Ue, tutte nella stessa direzione. Il ministro della difesa danese, Troels Lund Poulsen, ha dichiarato infatti in una intervista che la Russia “potrebbe attaccare un Paese della Nato entro tre o cinque anni”. Gli ha fatto eco immediatamente il ministro della Difesa tedesco, Boris Pistorius, il quale “ha affermato a gennaio che l’alleanza dovrebbe prepararsi ad un attacco russo contro un paese della Nato entro cinque-otto anni”. Naturalmente, non si è lasciato sfuggire l’occasione il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, il quale ha messo le mani avanti spiegando che l’Occidente “deve prepararsi per un confronto che potrebbe durare decenni con la Russia”. Stoltemberg ha aggiunto che “se il presidente russo Vladimir Putin vincesse in Ucraina, non vi è alcuna garanzia che l’aggressione russa non si estenderà ad altri Paesi”.
Troppi condizionali, la puzza di bruciato è evidente a chiunque.
Non si capisce se questa operazione di comunicazione fra gli Stati Nato, evidentemente concertata, nasca da informazioni di intelligence che non sono state rese pubbliche – e quindi esista un allarme vero e attendibile di operazioni militari ostili – oppure faccia parte di quella illazione di cui si discorreva in apertura, a proposito del delinquente “capace di compiere le azioni più basse e nefande” (e che però non le ha ancora commesse, né è detto che mai le commetterà). Naturalmente il fatto che la Russia stia sviluppando il proprio armamentario è la conseguenza inevitabile del fatto che si trova in guerra, così come lo sta sviluppando l’Ucraina; anzi, proprio l’andamento della guerra in Ucraina – dove la Russia da due anni sta riversando un assai consistente sforzo bellico senza ancora aver raggiunto i propri obiettivi – sembrerebbe escludere la capacità russa di attaccare altri Paesi (oltre che la sua volontà o il suo interesse a farlo, come ha appena dichiarato Vladimir Putin in una intervista al giornalista americano Tucker Carlson). Si tratta quindi di capire se questo confronto fra delinquenti veri o presunti rientri nel gioco delle parti (compresa la campagna elettorale per le presidenziali Usa), oppure se i brontolii del mondo, arrivati ormai alle porte dell’Europa, una Europa sempre più incerta sul suo destino sociale e politico, finiranno per coinvolgerci direttamente.

2 pensieri su “Troppi condizionali, troppi equivoci

  1. Iil problema è che la Russia putiniana non costituisce una minaccia solo potenziale. Da quando Putin è salito al potere si è imbarcata in avventure militari e guerre d’ aggressione, come e più degli Stati Uniti. Con una gran bella differenza: che gli Stati Uniti si stanno lentamentea progressivamente ritirando da tutte le “zone calde” (Siria, Afghanistan, atteggiamento prudente verso Israele e Taiwan ed anche verso la Corea del Sud) mentre la Russia sta conducendo una politica sempre più aggressiva, culminata, dopo l’occupazione della Crimea, nell’aggressione all’ Ucraina. Basta consegnare Kiev a Putin per avere la pace? A parte che questo significherebbe, come si dice a Napoli, “fare i generosi con il c… degli altri”, ma non mi pare proprio che Putin voglia fermarsi lì, se non subito in un futuro non troppo lontano. Già ora sta montando la polemica con gli Stati baltici, accusati di ogni nefandezza nei confronti dei russi
    In ogni caso è Putin ad aver più volte sostenuto di voler ripristinare i “confini storici” della Russia, che, se ricordo bene, comprendevano i paesi baltici, la Finlandia e la Polonia. Inoltre Putin si è sempre mostrato pienamente convinto che l’ Occidente è moralmente bacato, troppo dedito al divertimento e alle droghe per poter impegnarsi in un conflitto. Le polemiche dei “pacifisti” a senso unico per gli aiuti largamente insufficienti forniti dall’ Occidente all’ Ucraina sembrano dargli ragione. E se tornasse Presidente il suo amico e socio Trump, si può essere davvero tranquilli che non eserciterebber nessun ricatto o almeno forma di pressione nucleare sull’Europa? Trump già ora gli sta dando mano libera e nella UE solo la Francia è dotata di testate nucleari. Siamo davvero sicuri che Parigi accetterebbe di affrontare un conflitto nucleare se la Russia attaccasser la Germania o la stessa Italia? Scenari da fantapolitica? Certo, ma da non sottovalutare. L’ Esercito russo si è rivelato meno forte ed efficiente di quello che si riteneva ma in Russia è già avviato da almeno due anni un massiccio riarmo. Per arrivare a una piena produzione bellica occorrono almeno 4 o 5 anni. Gli arsenali occidentali sono già semivuoti e non è nemmeno all’ orizzonte un programma di potenziamento dell’ industria bellica. Spendiamo enormemente meno di Russia. Cina e persino Corea del Nord in armamenti e ancora si grida allo scandalo per l’impegno preso dai governi europei di arrivare al 2% del PIL. Nessuno vuole fare la guerra alla Russia ma, per essere tranquillo, non mi baserei solo sulle buone e pacifiche intenzioni di Putin

    1. In questa vicenda mi sforzo di essere neutrale. Non ho paura della Russia. La storia ci insegna che, negli ultimi due secoli, è stata sempre l’Europa (Francia, Germania, Italia) a cercare di aggredire la Russia e non viceversa. Il fatto che la Russia abbia conti in sospeso con la propria storia , e quindi anche con la propria geografia, non vedo in qual modo possa indurci a considerare “nostra nemica” la Federazione Russa. Non possiamo – non dovremmo – fare i guardiani del mondo. Gli equilibri cambiano, anche attraverso le guerre. Dal mio punto di vista, un Occidente saggio dovrebbe porsi come mediatore autorevole e amichevole nel conflitto con l’Ucraina. E aiutare concretamente coloro che soffrono per causa del conflitto, fornendo assistenza ai rifugiati, ai feriti, alla ricostruzione. Sequestrare i patrimoni di persone solo perchè “amiche di Putin” è una evidente aberrazione. Fornire armi in gran quantità all’Ucraina – armi assolutamente inutili sotto l’aspetto strategico, tutti sappiamo che l’Ucraina non riconquisterà le “Regioni ribelli” – è ugualmente un’aberrazione. Questo è il mio parere. Con affetto.

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