La wisteria mette radici

 

 

La storia europea della Wisteria

La sede dello Smith Herbarium Burlington House nel 1875

Quasi certamente dalle due talee portate in Inghilterra da Welbank e Rawes sono discesi – almeno per un lungo periodo – tutti i glicini europei. Per un po’ è stato possibile seguire “le tracce” delle piante che si propagavano, poi la traccia si è persa. Si sa che Palmer dette una pianta (forse una pianta propagata, forse una talea) nel 1818 al vivaista James Lee a Hammersmith. E che Sir James Edward Smith ne raccolse a sua volta un esemplare tre anni dopo, il 28 maggio 1821 (esemplare tuttora visibile, dopo due secoli, presso lo Smith Herbarium a Burlington House, Londra, con il nome di glycine chinensis). Una talea dell’esemplare coltivato da Palmer ha generato una bellissima pianta ed è finito – magnificato dalle riviste di giardinaggio del tempo – nei giardini dell’Horticultural Society a Chiswick (si chiama wistaria – con la a! – consequana). Stessa sorte per la wisteria di Turner, propagata e consegnata al vivaio Loddiges a Hackney, e così via: il Glicine di Reeves in pochi anni è finito invariabilmente nei cataloghi di un gran numero di vivai, in Inghilterra e non solo.
Poi, nel 1844, sul mercato arriverà anche la forma “bianca” (wisteria sinensis alba), consegnata alla Royal Horticulture society dal botanico scozzese dello Berwickshire Robert Fortune (Kelloe, 16 settembre 1812 – Londra, 13 aprile 1880), un vero e proprio “cacciatore di piante”, che in anni di colto e proficuo vagabondaggio mise a segno dei “colpi” anche spettacolari, come quello di trasportare personalmente circa ventimila piante di tè dalla Cina all’India, all’epoca protettorato britannico, così da assicurare agli Inglesi la perpetua disponibilità di questa bevanda, sottraendone il monopolio alla Cina.
Si può aggiungere a questo tentativo di “recupero delle origini” un esemplare che, a quanto di dice su un certo numero di riviste specializzate, fu piantato nello stesso anno 1816 e che oggi si trova a Londra, arrampicato sulla facciata di una casa all’incrocio fra Chiswick lane south e Chiswick Mall, a due passi dal Tamigi (foto qui accanto), e che viene spesso indicato come il più vecchio esemplare vivente di wisteria nel Regno Unito (a puro titolo di cronaca si può segnalare che alla voce Charles Hampden Turner dell’enciclopedia online Wikipedia, che abbiamo già incontrato, si afferma che Reeves nel 1818 inviò a Kew Gardens un altro esemplare della stessa pianta assegnata nel 1816 alle cure di Welbank e di Rawes, ma di questa ulteriore spedizione non si trova alcuna prova documentale).
Bisogna comunque dire che trasportare per mare in mesi di viaggio delle talee, o degli animali rari, o altri reperti naturalistici non doveva essere impresa agevole, ai tempi. E questo spiega la prudenza di Reeves, che preferì spedire due talee su due imbarcazioni differenti. Bisogna anche dire, di conseguenza, che i capitani che percorrevano la rotta dalle Indie orientali all’Inghilterra dovettero finire per specializzarsi in questi trasporti delicati. Lo stesso Welbank pare fosse uno dei più esperti in questo tipo di trasporto. La scrittrice Maggie Campbell Culver nel suo libro L’origine delle piante (2001) afferma che il capitano Welbank godesse di una eccellente reputazione in questo campo, e che novanta piante su cento sopravvissero al viaggio del 1816 sulla Cuffnels. Trasportava addirittura una camelia bianca chiamata Welbankiana in suo onore, la cui pianta originale è ancora viva a Chiswick House, mentre la pianta originale di glicine, la wisteria sinensis, come abbiamo visto, è ancora viva a Kew garden e, naturalmente, non può che essere la più antica del suo genere in Europa.
Peraltro, la talea finita nel giardino di Turner ha passato momenti davvero difficili prima di esprimere il suo potenziale. Questo Turner non solo era un eccellente botanico ma anche un pioniere del riscaldamento a vapore (in questo senso venne citato dalla rivista Mechanics’ Magazine) e così – ritenendo che bisognasse adeguare la pianta, per facilitarne la fioritura, al suo “clima naturale”, supposto molto caldo e umido – la sottopose, dopo vari rinvasi, a differenti situazioni climatiche, dal caldo estivo in un peschereccio fino a una serra ombreggiata nel tentativo di farla fiorire.
Sul Curtis’s Botanical Magazine del 1818, volume 46, alla pagina 242, il medico e botanico John Sims (Canterbury, 13 ottobre 1749 – Dorking, Surrey 26 febbraio 1831), primo editore della stessa rivista botanica, spiega che “la nuova arrivata” appartiene, in quanto a classe e ordine, alla Philadelphia Decandria; e racconta anche nei dettagli la storia tragicomica della prima fioritura europea della wisteria sinensis: “Un campione di questo bellissimo rampicante, da cui è stato tratto il nostro disegno, ci è stato comunicato dal nostro egregio amico Alexander M’Leay, proveniente dalla collezione dell’egregio Charles Hampden Turner a Rooksnest-Park, vicino a Godstone, nel Surrey. La pianta è stata portata dalla Cina tre anni fa dal capitano Welbank; e siamo informati dal suo giardiniere, il signor D. M’Leod, che venne dapprima tenuta all’interno del peschereccio, riscaldato a 84°, dove fu quasi distrutto da un parassita chiamato ragno rosso. Con il calore ridotto sotto i 60°, la pianta riprese vigore, ma rimase ancora debole. All’inizio di agosto il giardiniere la staccò dalla parete del peschereccio, la mise in un vaso di stampo vegetale e legò i rami a un bastone. Nel mese di settembre la pianta aveva perso tutte le foglie. Di conseguenza venne tenuta per tutto l’inverno sul pavimento, nella parte più fredda e buia della serra; in tale situazione la muffa nel vaso ghiacciò per tre volte durante l’inverno. All’inizio di marzo mostrò boccioli di fiori, e la pianta fu portata in una collocazione più favorevole nella casa; ma nessuna foglia spuntò fino all’ultima settimana di marzo, quando i fiori erano prossimi ad aprirsi. Il giardiniere lo ha riprodotto sia per strati che per talea e propone di provare fino a che punto sopporterà il freddo del nostro clima.”
Qui abbiamo alcune date che non tornano. La tradizione vuole che Turner abbia impiegato tre anni di tentativi prima di ottenere la prima fioritura. Di conseguenza, considerando l’arrivo della pianta in Inghilterra il 4 maggio 1816, seguendo la tradizione la prima fioritura dovrebbe essere collocata nel 1819. Ma il libro il cui brano avete appena letto porta la data del 1818, ed è accompagnato da un bel disegno a colori della wisteria sinensis (qua accanto), evidentemente già fiorita e già “in forma”, così che i tre anni di tentativi di Turner vanno sicuramente assai abbreviati, e la data più probabile di questa prima fioritura del glicine europeo potrebbe essere, più verosimilmente, la primavera del 1817.
Comunque, non era la prima volta che Welbank portava “primizie” vegetali dalle Indie per Turner; nel 1810 gli aveva portato la Camelia Japonica, così che sapeva di affidare la “vite blu” in mani davvero esperte. E lo stesso capitano Rawes, nel 1820, portò – sempre a Thomas C. Palmer, ovviamente – un meraviglioso esemplare di Camelia sasangua (c’è da dire che altre fonti assegnano al famoso botanico Charles Maries l’introduzione di questa specie in Inghilterra, nel 1789. Ma si tratta di un evidente errore, considerando che Maries, grandissimo esperto di botanica a di giardinaggio, che visse a lungo in India, era nato nel 1851). Da quel momento il glicine – a motivo della sua “novità” e della sua bellezza – si diffonde molto rapidamente nel Vecchio continente.
E tuttavia, mentre è piuttosto chiaro, ancorché contorto, l’intero percorso compiuto dalla wisteria fino al suo trionfale arrivo nei giardini europei, più intricato è il cammino percorso dal suo nome. Lo vedremo nella pagina che segue.