In questa casa al numero 1 della Wenigenjenaer Ufen (piccola riva di Jena) fu fondata quella che vanta di essere una delle prime associazioni goliardiche al mondo. Erano gli anni immediatamente successivi al 1806, cioè all’anno in cui, grazie alla disfatta di Jena per mano di Napoleone Bonaparte, l’impero prussiano si era dissolto. In quegli anni le associazioni degli studenti universitari chiedevano a gran voce l’unità politica della Germania. Ma la Germania come Stato non esisteva: per secoli quei territori erano stati retti da centinaia di piccole e meno piccole conteee, adesso ridotte a 34 Staterelli i cui regnanti temevano la richiesta degli studenti come un pericolo mortale. Così la goliardia – nella prima metà dell’800 – era al tempo stesso una spensierata associazione giovanile e un’organizzazione patriottica.
Gli studenti di Jena, per la somma di questi due motivi, vollero dotarsi di un segno distintivo, una “bandiera” (non essendoci uno Stato nazionale non esisteva una “bandiera tedesca”) che li rendesse immediatamente riconoscibili. La prima coppia di colori fu “semplice”, dal loro punto di vista, dal momento che il passato glorioso cui si ispiravano nel loro sogno unitario era quello del Sacro Romano Impero, il cui simbolo era un’aquila nera su drappo giallo. Altri volevano far propri i colori dei “Lützowsche Freikorps”, cioè dei gruppi di volontari che combattevano la guerra di liberazione contro Napoleone, che avevano un vessillo a righe orizzontali nere e rosse. E la bandiera degli studenti di Jena divenne quindi la sintesi fra Carlo Magno e la guerra all’invasore: tre strisce orizzontali di colore (dal basso) giallo, rosso e nero (in realtà il colore in basso dapprima fu l’oro, che virò immediatamente al giallo quando si scoperse che il tessuto color oro aveva un costo esagerato). È questa la bandiera – rappresentata da uno stemma tricolore – che si ammira ancora oggi sulla facciata della vecchia sede della goliardia di Jena (diventata nel frattempo un ristorante vegetariano) e che nei giorni di festa sventola sul pennone collocato sul tetto.
Ma la bandiera (che le fonti più accreditate fanno risalire più o meno al 1810), faticò ad affermarsi.
Come si vede dal disegno di Erhard Joseph Brenzinger, che rappresenta il raduno degli studenti rivoluzionari e patriotici nel 1832, al castello di Hambach, i colori della bandiera sono, sì, il giallo, il rosso e il nero, però invertiti. Ma solo pochi anni dopo, come si vede dal quadro (di autore anonimo) rappresentante i moti di Berlino del 1848, i tre colori si invertono di nuovo: in basso il giallo, poi il rosso e il nero; e non c’è accordo, come mostra il dipinto, nemmeno se i tre colori dovessero andare in orizzontale o in verticale (e in ogni modo la rivoluzione di Berlino venne repressa e l’esposizione della bandiera da quel momento in poi fu vietata). E anche quando, nel 1871, nacque la Germania unita, i partiti che arrivarono al potere furono quelli che avevano soffocato la rivolta di Berlino, e non potevano certo assumerne il simbolo. La prima bandiera della Germania “restaurata” fu dunque nera-bianca-rossa, visto che bianco e nero erano i colori della Prussia e bianco e rosso i colori degli alleati della lega Anseatica. In pratica, l’unico colore eliminato fu il giallo (sostituito dal bianco).
Come mai allora, l’attuale bandiera della Germania è identica a quella di Jena? Perché il vecchio vessillo della goliardia venne ripristinato nel 1918, dopo la disfatta tedesca della prima guerra mondiale e l’avvento della Repubblica di Weimar. I democratici, infatti, pretesero che il vessillo nazionale della “nuova Germania” fosse proprio quello democratico e rivoluzionario del 1848.
Ma neppure questa volta le cose filarono lisce: non appena arrivato al potere Hitler, nel 1933, decise di abolire la vecchia “bandiera democratica”, sostituendola con quella con la croce uncinata in campo bianco su fondo rosso. Tuttavia, riuscì nell’impresa solo parzialmente: i reazionari con i quali era alleato nei primi anni pretesero di conservare il proprio vessillo, orgoglio della Nazione e quindi per un certo periodo le due bandiere vennero usate insieme, anche nelle cerimonie pubbliche. Almeno fino a quando (1935) Hitler assunse il potere assoluto e abolì l’uso della vecchia bandiera tricolore in favore del vessillo del Reich.
Dopo la seconda guerra mondiale la democrazia ripristinò il proprio simbolo ma a questo punto (1949) la Germania era divisa, ed entrambi gli Stati (La DDR, Deutsche Demokratische Republik/Repubblica Democratica Tedesca all’est e la BRD, Bundesrepublik Deutschland/Repubblica Federale della Germania all’Ovest) rivendicavano il medesimo vessillo nazionale. In mancanza di accordo la DDR, per differenziarsi e identificarsi nel proprio credo politico, inserì proprio al centro del tricolore giallo-rosso-nero una composizione grafica comprendente un martello (simbolo della classe operaia), un compasso (simbolo degli intellettuali) e due spighe a simboleggiare i contadini. E quindi fu solo dopo la riunificazione (1990), esattamente dopo 180 anni dalla sua nascita, che la bandiera dei goliardi di Jena riprese a rappresentare la Repubblica di Germania.