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L’ambiguo mondo delle profezie

 

Passeggere
Credete che sarà felice quest’anno nuovo?
Venditore
Oh illustrissimo sì, certo.
Passeggere
Come quest’anno passato?
Venditore
Più più assai.
Passeggere
Come quello di là?
Venditore
Più più, illustrissimo.

Giacomo Leopardi, Dialogo di un venditore d’almanacchi e di un passeggere
(dalle Operette Morali)

Non sono affascinato proprio per niente dalle profezie. Mi sembrano retaggio di una cultura immaginifica e arcaica oggi superata. Non penso che si possa prevedere il futuro. Tendo a pensare che il futuro siamo noi a scriverlo, giorno dopo giorno, con le nostre azioni. Così che – dal momento che le azioni che ciascuno di noi compirà domani non sono oggi prevedibili – il futuro non è prevedibile. E non esiste. Tenderei piuttosto ad accreditare la tesi di Arthur Schopenhauer, con il passato e il futuro considerati vuoti e irreali come un sogno, mentre noi viviamo una esistenza in cui solo il presente è reale, sia pure instabile, tendente a scivolare continuamente nel nulla.
Ne ho sentite e viste molte, di profezie (sempre apocalittiche). Quando ero ragazzo si faceva un gran parlare dei tre pastorelli di Fatima, che in piena Prima guerra mondiale (1917) avevano avvertito il mondo su “tre segreti” e financo con la profezia consolatoria per eccellenza, “la Russia si convertirà”. Le mie zie, a Napoli, attendevano trepidanti il 1960, anno misterico nel quale ci sarebbe stata una “rivelazione” al riguardo (ma del 1960 io ricordo solo le Olimpiadi di Roma, con Livio Berruti medaglia d’Oro dei 200 metri piani). Ho visto i Testimoni di Geova salire sul Monte bianco in attesa dell’apocalisse (sempre 1960), impresa cui l’illustratore Walter Molino aveva dedicato perfino la copertina della Domenica del Corriere. Poi abbiamo avuto bachi del millennio, profezie Maja, inversione dei poli, cambio di rotazione della terra, tre giorni di buio, asteroidi cataclismatici…
Quando ero ragazzo andavano in voga le profezie di Nostradamus. Partivano dal Medioevo fin oltre l’anno tremila, parlavano di sangue, di sciagure, di invenzioni scientifiche… ma la verità è che – di queste profezie – non si capiva niente. Solo qualche sedicente studioso, riferendosi alla Kabala o ad altri fantasiosi sistemi di decrittazione, sosteneva che una certa quartina delle “centurie”, decenni o secoli dopo gli avvenimenti, avesse inteso dire una certa cosa. E naturalmente, sai che cosa ce ne facciamo, oggi, di qualcuno che – non senza voli pindarici e contorcimenti para-culturali – ci viene ad assicurare per esempio che a metà del 1500 Michel de Nostredame, nella novantasettesima quartina del sesto libro (o centuria) avesse predetto l’attentato alle Torri gemelle di New York l’11 settembre 2001, quattrocentocinquanta anni più tardi?
Per non dire che i riferimenti asseriti sono sbagliati. La quartina citata dice infatti: “Cinque e quaranta gradi il cielo brucerà / fuoco si approssimerà sulla città nuova / nell’istante grande fiamma espanse brucerà / quando si vedrà dei Normanni fare l’esperimento”. Questo “fuoco che si approssimerà alla Città nuova” può naturalmente indicare New York, ma Città nuova è anche New Delhi, e lo è anche Napoli (Nea-polis). E la latitudine è comunque sbagliata: New York e Napoli si trovano rispettivamente a 40° 43’ e 40° 51’ gradi di parallelo. Per non dire che di questo “esperimento dei Normanni” nessun decrittatore di profezie ha saputo dare una concomitante spiegazione.
Analoghi dubbi provengono dalla ottantasettesima quartina della prima centuria: “Un terremoto di fuoco dal centro del mondo / farà tremare attorno alla Città Nuova / i due grandi blocchi lungo tempo guerra si faranno / quindi Aretusa di nuovo il fiume arrossirà”. Anche qua abbiamo un dramma su una “città nuova”, solo che qui compare Aretusa, ninfa e quindi creatura acquatica. Volendo forzare e attualizzare, potremmo immaginare che Europa e Russia (“due grandi blocchi”) si faranno la guerra e in questo contesto l’Inghilterra (Paese che siede sull’acqua) verrà devastata da armi nucleari? Anche in questo caso, non abbiamo altro che illazioni.
Ma torniamo a noi. Per decenni ho assistito alle lacrimazioni delle Madonne. La prima fu a Siracusa, nell’estate del 1953: la Madonna pianse e sul luogo dell’evento sorge oggi una grande chiesa, inaugurata da papa Giovanni Paolo II il 6 novembre 1994, ben quarantuno anni dopo. Nel frattempo, già nel giugno 1981 la Madonna era apparsa in un paesino della Bosnia-Erzegovina, Medjugorje, a sei giovani. Si era proclamata “regina della Pace” e aveva preso a lanciare messaggi di conversione, che durano tutt’ora. I sei ragazzi hanno oggi intorno ai sessant’anni, e continuano a vedere apparizioni e a ricevere messaggi. Ma quanta pace sia stata raggiunta in questi quarantaquattro anni, lo lascio valutare a voi che leggete. E comunque fra questi messaggi, stanno i “dieci segreti” che i ragazzi affermano di aver ricevuto dalla Madonna, che si riferiscono ad eventi futuri, e che saranno rivelati pochi giorni prima che accadano. Fra gli altri, abbiamo “un segno permanente, visibile e indistruttibile”, che apparirà sulla collina delle apparizioni come prova definitiva della presenza della Madonna. Futuro, sempre futuro; staremo a vedere.
Nel frattempo abbiamo anche apparizioni più… terrene. In virtù delle quali Gisella e Gianni Cardia andranno a giudizio il 7 aprile 2026 a Civitavecchia. L’accusa è quella di aver inscenato “apparizioni e trasudazioni della Beata Vergine” e prefigurato “futuri cataclismi e sciagure, come terremoti” nel tentativo di indurre i fedeli a donare somme di denaro al culto della Madonna di Trevignano, (si parla di circa 365mila euro che, per l’accusa, non sarebbero state destinate a nessun culto mariano ma solo ad arricchire i due, facendo leva sulla credulità popolare).
Trovo poi contraddittoria la stessa “essenza”, la natura stessa, delle profezie”: perché Dio, o chiunque altro, dovrebbe fare profezie? Per dirci “accadrà questo” (e generalmente si tratta di grandi tragedie)? Bene: se una di queste tragedie dovesse accadere nella realtà, che cosa ne ricaverebbe Dio? La soddisfazione di dire “io ve l’avevo detto”? Che cosa ne ricaverebbero gli umani?
Alcuni sfuggono a questa contraddizione affermando che il carattere fondante delle profezie sia quello di ammonire il genere umano: “se ti comporterai bene sarai salvo”. Praticamente, siamo nel campo delle minacce (sia pure a fin di bene). Ma se poi – come per i Testimoni di Geova sul monte Bianco nel 1960 – l’Apocalisse non si verifica, dovremmo pensare che siamo stati buoni e Dio ci ha perdonato? Beh, ma allora possiamo ritenere di essere un’umanità buonissima, visto che continuiamo a prevedere catastrofi che puntualmente non accadono (ma ne accadono una enormità che non erano state previste). L’alternativa è quella di ritenere che queste “profezie” facciano parte di un contesto diverso da quello “previsionale”, che niente abbiano a che vedere con il nostro comportamento. Che, in ultima analisi, siano del tutto, completamente e irrimediabilmente, inutili.

Vi è piaciuta la premessa? È lunga, d’accordo. Ma mi è servita – giacché siamo a fine anno e astrologi e profeti di varia natura si sbizzarriscono nel prevedere che cosa ci aspetta nell’anno nuovo – per introdurre l’argomento di cui voglio parlare oggi: le profezie di Gustavo Adolfo Rol.
Gustavo Adolfo Rol (Torino, 1903 – 1994) è stato una delle figure più intriganti ed enigmatiche del XX secolo, un personaggio dotato di “poteri” che nessuno è riuscito nemmeno a descrivere. Certamente era quello che si potrebbe dire “un sensitivo”, ma forse anche questa definizione non gli fa giustizia, forse egli fu “di più” di un semplice sensitivo. Essendo morto relativamente da poco tempo sono ancora disponibili i ricordi e le testimonianze di quanti lo conobbero di persona e assistettero alle sue “performance”, da quelle “banali” (come indovinare a colpo sicuro una carta da gioco nel mazzo) a quelle davvero paranormali, come gettare contro un muro una mazzetta da muratore, e andarla a riprendere in strada, dopo averle fatto attraversare la parete, rimasta intatta. Rol leggeva libri chiusi, dipingeva quadri a distanza, faceva materializzare oggetti, compiva esperimenti di telepatia e perfino – ci sono testimoni illustri come Federico Fellini – episodi di bilocazione, con viaggi nel tempo e nello spazio. Erano suoi sodali personaggi come Gianni Agnelli, Cesare Romiti e Dino Buzzati. Nel suo salotto – aperto solo in poche occasioni e solo ad amici fidatissimi e intimissimi – Rol faceva esperimenti di spiritismo, riuscendo a evocare, pare, figure storiche come Mussolini, Einstein e la Regina Elisabetta II.
Negli ultimi anni della vita Gustavo Rol sostenne di aver scoperto una legge tremenda che metteva in relazione il colore verde, la quinta musicale e il calore. In un appunto, dopo aver riferito la “scoperta”, aggiunse: “Mi è passata la gioia di vivere”. Quindi, in un certo qual modo, aveva avvicinato lo spiritismo alla scienza, anche se alcuni personaggi come Piero Angela hanno sempre sostenuto che si trattasse solo di un abile illusionista (anche perché Rol non accettò mai “controlli” sulle sue attività prodigiose, affermando che qualunque controllo avrebbe irrimediabilmente rovinato l’istintività e la “spontaneità” dei suoi esperimenti).
Gustavo Rol affermava, in verità, di non avere alcun potere, di non essere un “mago” ma un “medium”, un mezzo attraverso il quale forze ben più forti di lui operavano. Sosteneva che a guidarlo non fosse una “entità suprema” bensì alcuni “spiriti intelligenti”, persone che, dopo la morte, erano rimaste sulla terra in forma eterea e che – conoscendo il futuro – erano in grado di ammonire, indirizzare, suggerire comportamenti.
E qui arriviamo all’ultima parte di questa indagine sulle “profezie”. Gustavo Adolfo Rol, uomo decisamente straordinario, certamente dotato di poteri paranormali sconosciuti ai più, in vita sua fece solo due “profezie”, sbagliandole entrambe.
La prima fu chiara ed esplicita, con tanto di numeri e di date. Disse infatti Rol, nel 1991, a una persona che poi lo ha riferito: “Nel 2025 in Italia ci saranno il 60% delle persone di colore e il restante 40% sarà di pelle bianca”. Negli anni in cui in Italia alcuni paventavano “l’invasione” degli immigrati irregolari anche un dato come questo è stato utilizzato per generare timore. E tuttavia, siamo alla fine del 2025 (ho atteso per alcuni anni proprio la fine del 2025 per scrivere questo testo) e siamo ben lontani dall’avverarsi di questa profezia. In Italia, a fine 2025, si contano circa 5,4 milioni di stranieri residenti. Se si considerano anche gli stranieri regolari non ancora iscritti all’anagrafe, la cifra sale a quasi 6 milioni di persone, che rappresentano circa il 9,2% della popolazione totale residente in Italia (che ammonta a circa 58,9 milioni di unità). Difficile ma non impossibile stabilire quante “persone di colore”, su questo totale di stranieri, vivano oggi in Italia. Difficile perché in Italia non esiste un censimento basato sull’etnia o sul colore della pelle; tuttavia, incrociando i dati ufficiali più recenti con stime sociologiche sulla “diaspora africana”, si può dire che al 1° gennaio 2025, rispetto agli stranieri residenti in Italia, circa 1,1/1,2 milioni abbiano la cittadinanza di un paese africano (prevalentemente di Marocco, Egitto, Nigeria e Senegal); considerando anche le persone (figli di immigrati) che hanno acquisito la cittadinanza italiana negli ultimi anni, le stime più accreditate indicano che oggi la popolazione di origine africana regolarmente residente (straniera o italiana) possa essere stimata tra 1,2 e 1,6 milioni di persone, pari al 2,55% della popolazione italiana complessiva. Siamo ben lontani dal 60%!! E c’è da dire che, stante l’andamento migratorio, senza uno sconvolgimento estremo del quadro sociale, potrebbero occorrere molti decenni, forse secoli, prima che possa verificarsi una eventualità quale quella prevista da Rol.
La seconda profezia è legata a una seduta spiritica effettuata da Rol l’8 ottobre 1975. Uno “spirito intelligente” evocato nel corso di questa seduta ebbe a dire: “Non temete se dirò delle cose tremende però vi assicuro che non sono qui per essere cattivo bensì per aiutarvi, ammonirvi e finalmente confortarvi per ciò che avverrà in un futuro assai prossimo. È perfettamente inutile oggi recriminare e lamentarsi di una situazione alla quale tutti gli italiani e anche voi, proprio voi, avete contribuito con la vostra ignavia e per l’egoistico interesse del vivere in pace. Così, la guerra avrete, e con la guerra anche la più sanguinosa delle rivoluzioni”….
È vero, ho appena detto che le due profezie di Rol non si sono avverate. Quest’ultima, tuttavia – sulla guerra – mi lascia inquieto. È vecchia di cinquant’anni, quindi questo riferimento a “un futuro assai prossimo” potrebbe farla catalogare nel vastissimo gruppo delle profezie che non si sono avverate. E tuttavia, riflettete prima di replicare a un veggente come Augusto Rol: vi sentite, in cuor vostro, di sostenere che questa profezia, di fronte al rombo dei cannoni che si avvicina ogni giorno di più, davvero non si avvererà?
Tanti auguri a tutti per il prossimo anno !!

 

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