L’angelo urla la sua rabbia verso il cielo, e ne ha ben motivo: è appena stato punito da Dio per la sua presunzione e scaraventato nell’inferno. Nella sua caduta è precipitato su una roccia e adesso grossi serpenti gli si attorcigliano intorno alle gambe. Sotto di lui bocche demoniache riempiono d’acqua la vasca della fontana. Non stiamo parlando di un angelo qualunque ma proprio di Lucifero, che fra gli angeli era il più vicino a Dio e che, forse proprio per questo, un bel giorno pensò bene di attentare al Suo ruolo, con le conseguenze che conosciamo.
La singolare scultura – si chiama El Ángel caído (l’angelo caduto) – è opera dello scultore spagnolo Ricardo Bellver y Ramón (1845-1924), che si perfezionò in lunghi anni di studio e di lavoro a Roma; gliela commissionò nel 1876, appositamente per il Parque del Buen Retiro, il duca Fernán Núñez.
Per la sua originalità la statua fu premiata all’Esposizione Universale di Parigi del 1878, e visse alcuni decenni di lugubre notorietà. Per un po’, infatti, il monumento venne adottato come proprio simbolo dalle sette sataniche della capitale spagnola; negli anni Venti più volte la polizia dovette intervenire per interrompere improvvisati festini notturni in onore di Satana e qualcuno dice (ma chissà se poi è vero) che in più di una circostanza le forze dell’ordine trovarono il basamento del Ángel caído imbrattato di sangue fresco.
Ricardo Bellver y Ramón, dal canto suo, era scultore cortigiano; lavorava cioè su commissione. E oltre che per l’Ángel caído lo ricordiamo per statue più “tradizionali”, come la tomba del cardinale Lastre y Cresta nella cattedrale di Siviglia, o la Madonna del Rosario nella chiesa di san Giuseppe a Madrid, o il bassorilievo della morte di sant’Agnese, sempre a Madrid. O ancora per la statua di Juan Sebastián Elcano (noto come El Cano), che ancora oggi fa bella mostra di sé al ministero degli Esteri della capitale spagnola (questo El Cano fu l’esploratore spagnolo che comandava la spedizione di Ferdinando Magellano e che lo sostituì alla sua morte, divenendo il primo europeo a circumnavigare la terra).
Le ipotesi sull’ispirazione di una statua così singolare si sprecano; la più “colta” vuole che l’opera si rifaccia al libro di John Milton “Il paradiso perduto”, pubblicato nel 1667. La più esoterica vede, invece, un collegamento con il luogo e con la “numerologia”. La statua di Lucifero sorge infatti a un’altitudine di 666 metri sul livello del mare (l’altitudine media di Madrid è di 655 metri slm, cui si possono aggiungere gli undici metri del basamento). A proposito del basamento, l’incarico venne affidato dal Comune di Madrid all’architetto Francisco Jareño che lo realizzò in granito, bronzo e pietra, contornandolo da un’ampia vasca con tanto di fontana. Forse a causa della sua controversa natura, l’opera venne inaugurata ufficialmente solo nel 1885, ben otto anni dopo che Ricardo Bellver y Ramón l’aveva consegnata al committente.
Esiste anche un altro monumento chiamato El Ángel Caído; si trova a Santa Cruz de Tenerife, sempre in Spagna, ma non ha niente a che fare con il demonio; rappresenta infatti il generale Francisco Franco che impugna una spada a forma di croce e la rivolge contro un angelo della pace che vola verso di lui.
La tradizione vuole che quella di Madrid sarebbe l’unica statua al mondo dedicata al demonio ma questo è quanto sostengono i madrileni. In realtà non è così. Di statue dedicate al demonio, al mondo, ce ne sono altre cinque (e magari anche più). Andiamo con ordine.
La più… vicina a noi si trova a Torino, e forse non a caso, considerando che molte voci di popolo vedono il capoluogo piemontese come città particolarmente esoterica, tetra, massonica, iniziatica. Siamo nella centralissima piazza Statuto, elegante e sabauda, un bell’impianto rettangolare contornato da portici. Qui dal 1879 sorge un monumento piuttosto lugubre, un’alta piramide di pietre sulle quali riposano, sfiniti, i mitici titani. L’allegoria si riferisce al traforo ferroviario del Frejus, inaugurato il 17 settembre 1871; opera – appunto – titanica: fu la prima galleria scavata nell’arco alpino (in tredici anni, dal 1857 al 1870) e per parecchio tempo con i suoi 12,2 chilometri rimase anche la più lunga al mondo, cedendo il primato dodici anni dopo al traforo del Gottardo (16,9 chilometri).
L’opera, realizzata da Luigi Bellini nel 1879 proprio con i massi del traforo, intendeva rappresentare il trionfo della ragione sulla forza bruta, e per questo motivo lo scultore collocò sulla sommità una figura alata con in testa una stella a cinque punte, che avrebbe dovuto simboleggiare il genio alato della scienza. Ma forse l’allegoria non risultò troppo chiara ai torinesi, che da subito presero a considerare che il monumento fosse una dedica alle sofferenze patite dai minatori che avevano lavorato nella galleria (alla fine, su 4mila operai, si dovettero registrare quarantotto morti).
E poi, si sa, concussam baccatur Fama per urbem; quando le leggende prendono corpo diventano incontrollate e incontrollabili. Ed ecco che piazza Statuto, per quelli che se ne intendono davvero, sarebbe uno dei vertici del triangolo della magia nera nel mondo (per i curiosi: gli altri due si trovano a Londra e a San Francisco). Anzi, l’epicentro dell’energia negativa si troverebbe proprio a Torino, nel punto in cui sorge il monumento; con l’ovvia conseguenza che il personaggio in questione – altro che genio alato della scienza! – sarebbe Lucifero in persona. E ce n’è d’avanzo: pare che proprio qui a Torino, magari per rispetto al loro padrone occulto, siano venuti in pellegrinaggio personaggi “esoterici” del calibro di Nostradamus, Fulcanelli e Paracelso. E mi fermo qua, per non tirare in ballo le grotte alchemiche di Torino o la leggenda (?) del vecchio saggio con formidabili poteri divinatori che dimorerebbe proprio nelle alture del capoluogo piemontese.
Singolare è il caso dell’opera intitolata El poder brutal (conosciuta popolarmente come La cara del diablo, Il volto del diavolo, o El diablo de Tandapi, Il diavolo di Tandapi) che si trova in Ecuador, nel cantone di Mejia, a una ottantina di chilometri dalla capitale Quito. Si tratta della rappresentazione in pietra di un volto diabolico, una scultura alta venti metri, collocata a 30 metri dal suolo. I tratti sono proprio quelli che ti aspetteresti dal diavolo, le corna sulla fronte, il naso appuntito e – dietro le labbra socchiuse – dei denti aguzzi come zanne. In basso, sul basamento, sono incise le parole El poder brutal. L’artista che ha eseguito l’opera (tra il 1985 e il 1987) si chiamava César Octaviano Cristóbal Buenaño Núñez (morto nel 2001); non era uno scultore ma un impiegato del ministero dei Lavori pubblici. Era abile nel manovrare la benna e per questo motivo fu incaricato dai suoi superiori di demolire un tratto di una collina rocciosa che, in una curva lungo la strada, chiudeva la visuale agli automobilisti che sopraggiungevano, provocando parecchi incidenti. Quando Buenaño Núñez scoperse che, nel corso del suo lavoro, dalla roccia era emerso un masso dalla forma particolare, ebbe l’ispirazione, raccolse offerte per la realizzazione della scultura, comprò gli attrezzi necessari e divise il lavoro in due: al mattino lavorava alla montagna, al pomeriggio alla scultura, lavorando dall’interno della montagna dopo aver creato una galleria nella fragile roccia tufacea, in modo che il suo lavoro non risultasse visibile dalla strada. Come abbia fatto a tener nascosto questo scavo che nessuno gli aveva chiesto non è chiaro ma quando il ministero, visto che il lavoro si prolungava eccessivamente, gli impose di terminarlo in fretta, l’uomo fece brillare un tratto di collina, scoprendo in questo modo “el poder brutal”. Ancora oggi, a oltre venti anni dalla morte di Buenaño Núñez, questo volto è “il diavolo” ma la verità è che la gente si affeziona alle leggende anche e soprattutto se sono intriganti e turbolente. Mentre Wikipedia continua tuttora ad avvalorare la versione che la statua rappresenti effettivamente il diavolo, autorevoli operatori smentiscono questa ricostruzione. In un servizio sulla emittente La Televisión Ecuador del 15 aprile 2012, il figlio stesso di Buenaño Núñez, Luis Buenaño, sostiene “Il potere brutale è il potere che tutti noi sosteniamo nel decidere se fare il bene o il male; mio padre non ha mai dato a questa scultura il soprannome del Il diavolo di Tandapi.” Qualche anno dopo il giornale El Diario, edizione di Santo Domingo del 1 settembre 2016, conferma questa versione riportando una dichiarazione postuma dello stesso scultore: “La scultura rappresenta l’uomo sensato, corretto, coerente, ma a volte può commettere molte brutalità, peccati. Ci deve essere sempre un equilibrio, ci sono cose buone che possono avere un effetto negativo e ci sono cose cattive che hanno un effetto positivo, questo è il messaggio, il potere che abbiamo di decidere di fare il bene e il male”.
Non c’è invece alcun equivoco nelle altre due rappresentazioni artistiche dedicate al diavolo, di cui voglio parlare. Andiamo per esempio nell’isola di Cuba, precisamente in un piccolo cortile del Campidoglio Nazionale de L’Avana. Vi troviamo una statua bronzea che non lascia adito a dubbi. Si chiama L’angelo Ribelle e sì, mostra proprio lui, il diavolo in persona. Lo scultore è italiano, si chiama Salvatore Buemi (1867-1916) un siciliano che lavorò a Roma tra fine 800 e i primi del 900.
Buemi si specializzò nell’arte monumentale cercando di mettere in risalto temi e personaggi sociali. Gli piacevano le figure forti, decise, controcorrente. E non è quindi un caso che nel 1906 stipulò un contratto con un incaricato degli Affari Esteri di Cuba a Roma per la realizzazione dei monumenti agli eroi e combattenti per la liberazione dell’isola (quello dedicato a José Martí sarà inaugurato nel 1909). L’anno successivo Buemi donerà alla città de L’Avana la statua dell’Angelo ribelle (o anche Il Ribelle Eterno), e sarà nominato cittadino onorario della Repubblica Cubana (altre opere famose del “periodo cubano” di Buemi sono il mausoleo di José Miguel Gomez nel Cimitero Colombo all’Avana e la statua, anch’essa in bronzo, intitolata trasgressivamente Cuba libre (1909), raffigurante una donna a seno nudo che spezza le catene dei polsi e leva le braccia verso il cielo in segno di esultanza.
In rete si trovano quindi due differenti dizioni della statua del diavolo di Cuba, L’Angelo ribelle e Il ribelle eterno. Entrambe sarebbero attribuite a Buemi ed entrambe si troverebbero a Cuba, così che è assai probabile che la statua sia una sola, quella qui accanto riportata in foto.
Proseguiamo con la cattedrale gotica di Liegi, costruita fra il 1232 e il 1430 e dedicata a san Paolo. E qui la sorpresa è davvero forte, visto che questa statua del demonio (la scultura si chiama Le génie du mal, il genio del male e fu realizzata nel 1848 dallo scultore belga Guillaume Geefs) si trova – addirittura! – dentro una chiesa. Ma attenzione: la statua che è possibile ammirare ancora oggi a Liegi non è quella che vi era stata collocata in origine.
Curiosamente, il primo incarico per una statua raffigurante il demonio (si chiamava L’angelo della morte) era stato assegnato al fratello di Guillaume, Joseph, anch’egli scultore. Questi terminò il lavoro nel 1842 ma venne vivacemente contestato: il soggetto della scultura era troppo angelico e bello per poter raffigurare un angelo caduto, che tutti immaginiamo con la faccia truce, mentre per la rabbia digrigna i denti. In altre parole, il demonio di Joseph Geefs era troppo accattivante perché la gente, guardandolo, ne rimanesse inorridita. Purtroppo, bisogna dirlo, il povero Joseph aveva fatto un buon lavoro, visto che si era riferito alla creatura alla quale Dante, nella Divina commedia, si riferisce come “la creatura ch’ebbe il bel sembiante” (e infatti la pretesa di Lucifero di prendere il posto di dio nasceva proprio dal fatto che egli era, fra gli angeli di dio, il più bello e forse anche il più intelligente e capace).
Ma anche questo nuovo pezzo, completato nel 1848, non fu risparmiato dalle polemiche. Intanto perché Lucifero rimane comunque “di belle fattezze” e poi perché è più o meno nudo (indossa soltanto un panno intorno alla vita), ha un’espressione pensosa ma non cupa, come tanti re e potenti che trovano generosa ospitalità equestre nelle chiese di mezzo mondo.
E la scultura di Joseph? È stata rimossa dalla chiesa però ancora oggi viene conservata con tutti gli onori nel Royal Museum of Fine Arts di Bruxelles.
Ecco infine l’ultimo diavolo, la statua in pietra di Costantino Corti (1823/24-1873) intitolata Lucifero (a volte nelle didascalie si legge anche Satana) oggi si trova nel parco del castello di Montresor, nella valle della Loira. La statua fu commissionata dal conte d’Aquila (fratello dell’ex re di Napoli). Alla fine del XIX secolo, un viaggiatore e critico dilettante diede questa valutazione dell’opera: “Corti non fa un volgare Satana con corna, zoccoli e coda ma un vero e proprio Figlio caduto del Mattino; maestoso nella forma, forte nelle membra, determinato nella volontà, superno nella figura, ma sinistro nell’aspetto: un essere avvolto nel dubbio, nella disperazione e nella colpa; sufficientemente attraente nell’aspetto da lanciare un incantesimo sugli uomini o attirare i loro desideri peccaminosi verso i suoi con la forza di una simpatia congeniale.”
Questo Lucifero, infine, è stato recensito dal critico Francesco dall’Ongaro “come una degna rappresentazione dell’ideale satanico condiviso nelle opere letterarie di John Milton o Lord Byron”. A queste considerazioni – che abbiamo visto accompagnare la figura di Lucifero sin dal suo primo apparire – Dall’Ongaro ne aggiunge un’altra (anche approfittando del fatto che la statua di Corti non sembra avere attributi sessuali), che il genere – sconosciuto agli angeli, creati androgini – sarebbe nato solo con la creazione dell’uomo.