I due concerti a San Siro della trentaquattrenne star americana Taylor Swift (nome che in italiano significa “sarto veloce”) hanno creato un piccolo pandemonio in città e non solo. Gli eventi di Milano si collocano all’interno di un incredibile show mondiale composto da 155 eventi in un anno nei cinque continenti che già oggi, a pochi mesi dall’inizio, si segnala come il più ricco show di tutti i tempi.
Un evento, quello di Milano, che non è il più grande show italiano (130 mila spettatori nei due tour del 13 e 14 luglio; contro i 220 mila spettatori in una sola sera di Vasco Rossi al Modena Park nel 2017) ma che, per l’eco mediatica che ha ricevuto, è diventato una sorta di cartina di tornasole del nuovo turismo, dei nuovi eventi, nel modo di muoversi e di divertirsi dei giovani nel Terzo Millennio.
Discorso molto complicato. Ma si può provare a scomporlo. Abbiamo chiari i pro e i contro. Fra i primi: il prestigio di Milano e il business che l’evento genera per la città. Il primo è indiscutibile; dal 2015 (Expo) il capoluogo lombardo è balzato all’onore delle cronache come città turistica, un aspetto che ha ormai sostituito il ruolo primigenio di città industriale (anni Settanta), e quello successivo (anni Novanta), di città del business. Oggi Milano rimane (moderatamente) industriale e rimane città del business finanziario, però quest’ultimo è diventato immateriale, così che la finanza di Milano non è un luogo fisico bensì virtuale, i cui proventi vengono da piazze, iniziative e soggetti collocati altrove nel mondo.
Per quel che concerne il business, i due concerti di Taylor Swift hanno messo in moto calcoli anche complessi. Certamente genererà ricchezza per il territorio. Ma ne siamo poi certi? E di quanta ricchezza stiamo parlando?
In un servizio trasmesso al telegiornale nei giorni precedenti l’evento, due ragazze americane affermavano di essere venute a Milano perché, a conti fatti, avrebbero speso meno che all’evento di New York. Ma queste turiste porteranno davvero risorse e ricchezza alla città? Per quello che concerne i voli NON utilizzeranno vettori italiani; per il costo del biglietto, questo andrà in massima parte agli organizzatori, che NON sono italiani; anche il ricchissimo merchandising – realizzato dalla stessa società che gestisce l’evento della cantante – porterà risorse fuori da Milano, e non dentro Milano. Le persone che lavoreranno alla sicurezza, al montaggio del palco e in genere a tutti i servizi, sono tutti dipendenti di società di servizi, avrebbero ricevuto comunque uno stipendio. Come ho letto da qualche parte, anche i proventi di una CocaCola acquistata al bar finiranno in minima parte al barista e più che altro in una società la cui sede non è in Italia.
Certamente alcuni benefici economici ci saranno, inutile negarlo. Per esempio per gli alberghi e/o la miriade di airbnb presenti a Milano. E tuttavia, fanno notare gli esperti dell’economia dei grandi eventi, molti di questi introiti – per esempio quelli dei residenti a Milano e quelli dei turisti già presenti a Milano in questi due giorni – rappresentano quello che si chiama “effetto di sostituzione”: le persone che destineranno una certa somma per il concerto di Taylor Swift non spenderanno quella stessa somma per altre spese che, assai probabilmente, avrebbero comunque fatto (per esempio andare al ristorante, o in un locale, oppure acquistare capi di abbigliamento).
Questi già in parte sono aspetti negativi. Ma ce ne sono altri, che attengono alla macroeconomia. Situazioni estemporanee capaci di far lievitare i prezzi – come appunto i due concerti della Swift – non fanno lievitare i prezzi solo limitatamente alle persone che andranno al concerto; l’incremento dei prezzi, in casi come questo, è generalizzato. Con il risultato che le persone che già disponevano di una certa ricchezza (per esempio i proprietari di alloggi turistici) ricaveranno un sicuro vantaggio economico mentre – in città – le persone che già facevano fatica ad arrivare a fine mese, con i prezzi più alti scopriranno di essere ulteriormente impoveriti. Quando si dice che la moderna economia “liberista” aumenta le disuguaglianze si dice proprio questo.
Un esempio, ormai di scuola: una dozzina di anni fa il Portogallo provò a giocarsi la carta dei “pensionati ricchi”. Grazie all’accordo sulla doppia imposizione con il Governo italiano provò ad attirare pensionati benestanti nel Paese: avrebbero preso la residenza fiscale in Portogallo, e avrebbero ricevuto la pensione al lordo delle ritenute fiscali, come tutti coloro che producono reddito in altri Paesi e sono assoggettati al regime fiscale del paese. A queste persone il Governo di Lisbona chiedeva zero tasse. Voi capite che un alto dirigente d’azienda che vada in pensione con un lordo minimo di centomila euro, di fronte a un “regalo” stimabile in almeno il 35%, avrebbe avuto una enorme convenienza economica a trasferirsi in un Paese molto bello, amico, per giunta assai piùà economico rispetto all’Italia.
Per ottenere la residenza fiscale in Portogallo i pensionati italiani avrebbero dovuto dimostrare di avere la disponibilità di un’abitazione stabile. Anche volendo immaginare un affitto alto per il Portogallo, intorno agli 800 euro/mese, al pensionato sarebbe rimasto un tesoretto di almeno ventimila euro netti (ma in parecchi casi anche molto di più). Da spendere in bella vita.
Eppure non ha funzionato. Di fronte a una domanda drogata di questo tipo, le migliaia di abitazioni affittate dai pensionati italiani hanno determinato un aumento consistente e generalizzato dei canoni di affitto, con il conseguente impoverimento della popolazione locale. Cui si è aggiunto un forte malcontento sociale; i pensionati portoghesi (ma non solo i pensionati) hanno detto: “perché ai pensionati italiani si fanno ponti d’oro mentre noi paghiamo le tasse”? Come molti sapranno, l’esperimento è fallito, il Governo portoghese si è visto costretto a tornare sui suoi passi ed azzerare questa operazione che, anziché avvantaggiare il Paese, ha aumentato la povertà e il range sociale fra ricchi e poveri.
Un po’ come, in Italia, è accaduto con il Bonus 110%: a fronte del fatto che migliaia di proprietari hanno ristrutturato la casa senza spendere un soldo – e proprio per questo – i prezzi dell’edilizia sono schizzati alle stelle. Se un metro quadrato di facciata costava x euro nel 2020, oggi costa non il doppio ma sei-sette volte tanto (e naturalmente taccio sul fatto che i costi di questo vero e proprio voto di scambio fra il Governo e la popolazione si proietteranno per qualche decennio sulla società italiana).
Infine, bisognerà segnalare un ulteriore aspetto problematico: l’esplosione del turismo genera fenomeni socioeconomici devastanti. É di questi giorni (estate 2024) la notizia che l’inatteso numero di passeggeri sui treni e sugli aerei ha creato ondate di disservizi, con voli cancellati e ritardi spaventosi. Né si tratta solo di questo: a inizio primavera il Comune di Venezia ha introdotto il biglietto d’ingresso in centro per cercare di arginare la marea turistica (che porta reddito, ovviamente, ma che comporta enormi disagi per i residenti). Analoghe problematiche si registrano nelle altre grandi città e località turistiche. A Napoli – che fino a un paio di anni fa era l’unica città d’Italia il cui centro storico fosse ancora abitato da residenti – il boom del turismo è diventato enorme e devastante per l’intero tessuto socioeconomico. L’intero centro storico di Napoli è diventato una movida permanente, con i proprietari dei “bassi” che hanno sistemato alla bell’e meglio la propria abitazione per affittarla ai turisti (e loro dormono in macchina). Mentre tutt’intorno nelle strette viuzze improvvisati bar e ristoranti occupano l’intera carreggiata con i tavolini, mentre l’odore del fritto e dell’unto sale fino ai piani alti dei palazzi, anche in piena notte, insieme al vociare degli ospiti di tutto il mondo, entusiasti di tale originalità.
Che cosa c’entra tutto questo con il concerto di Taylor Swift? C’entra con il fatto che il tessuto sociale ed economico, soprattutto in occidente, sta cambiando rapidissimamente; e non c’è nessuno che mostri di accorgersene ed, eventualmente, di voler intervenire.